
Il 22 e 23 marzo, le date del voto per il referendum confermativo della riforma Nordio, si avvicinano.
A tutt’oggi però si registra ancora una insufficiente consapevolezza dell’importanza dell’imminente scadenza tra le lavoratrici e i lavoratori . Come se la riforma costituzionale non avesse implicazioni dirette nel loro quotidiano e nella loro condizione.
Invece ve ne sono, eccome.
Dunque non ci attarderemo in questa sede in osservazioni tecniche e, tanto meno, in dissertazioni giuridiche. Invece vogliamo cogliere il senso neo-autoritario di una operazione i cui prodromi si ritrovano nel famigerato Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli e della Loggia P2 e la cui essenza è comune ad altri provvedimenti già varati dal governo Meloni o in gestazione.
La dissoluzione del Consiglio Superiore della Magistratura (l’organo di autogoverno), fa tutt’uno con l’abolizione dell’abuso d’ufficio, la riduzione dei poteri di controllo della Corte dei Conti sulla spesa pubblica, la riduzione del risarcimento del danno patrimoniale a carico degli amministratori pubblici.
Questi provvedimenti seguono una linea di coerenza che, come dichiarato recentemente dal ministro (degli Esteri…) Tajani, progredirà con l’attribuzione della responsabilità civile ai magistrati e con l’eliminazione del potere della magistratura di ordinare direttamente le indagini di polizia giudiziaria che sarà demandato ai ministeri di competenza.
Si evidenzia così la precisa volontà di togliere ogni intralcio a qualsiasi possibile abuso di potere.
Nello stesso tempo viene depositato il testo di una nuova legge elettorale che rafforza il potere dell’esecutivo senza una reale rappresentatività corrispondente, ridimensionando quello legislativo.
Tutte queste misure si inseriscono, dunque, in un preciso disegno neo-autoritario teso ad accentrare tutti i poteri nelle mani dell’esecutivo e, di contro, a ridurre la capacità di avere voce in capitolo delle classi subalterne verso le quali vengono introdotte misure repressive, i cosiddetti decreti sicurezza, meglio noti come decreti paura.
La comune essenza di tutti questi provvedimenti è quella di accentrare poteri sempre più ampi nelle mani dell’esecutivo.
Non si spiegherebbe altrimenti perché l’attuale maggioranza abbia voluto affrontare l’avventura di un percorso legislativo così impegnativo, con l’effetto di indurre un aggravio di costi, e di un referendum confermativo le cui implicazioni in termini di stabilità politica non possono sfuggire.
E’ di assoluta evidenza che la semplice separazione delle carriere di per sé non avrebbe giustificato una operazione di siffatta portata che comporta la manomissione di ben sette articoli della carta costituzionale (87; 102; 104; 105; 106; 107; 110. Cfr. https://www.senato.it/istituzione/la-costituzione ) infatti la riforma Cartabia del 2022 (governo Draghi) aveva già introdotto regole così restrittive che da allora soltanto lo 0,83% dei Pubblici Ministeri e lo 0,21% dei giudici ha chiesto il cambio di funzioni.
Tutto si spiega però se leggiamo questa avventura come un significativo investimento politico che porta con sé il conseguente rischio d’investimento.
D’altro canto gli effetti positivi sull’efficienza della giustizia non possono essere dimostrati e, comunque, se fosse davvero quello l’intendimento si sarebbero stanziate le risorse per stabilizzare i circa 1800 precari assunti con le risorse del PNRR che perderanno il lavoro dal 1° luglio prossimo con l’effetto di paralizzare i tribunali.
Si potrebbe obiettare: nella sua storia recente questo paese certamente ha già conosciuto casi anche notevoli di orientamenti e comportamenti scarsamente autonomi della magistratura. E’ vero.
Per esempio negli anni settanta, quando esponenti della magistratura insieme a settori dello stato contribuirono, con metodi illegali, all’invenzione della falsa pista anarchica e ai depistaggi sulle stragi finalizzate ai tentativi di golpe bianco.
Si pensi anche all’uso allegro che si fece nei processi contro la lotta armata di sinistra , in modo legittimo ancorché condizionato dalla logica emergenziale del tempo, delle deposizioni dei pentiti, spesso estorte durante lunghi periodi di carcerazione preventiva o persino, come si è saputo, con la coercizione fisica, comminando condanne sproporzionate in primo grado che poi, infatti, in molti casi vennero notevolmente ridotte o annullate a seguito di difesa tecnica degli imputati nei gradi di giudizio successivi.
Però bisogna saper distinguere le scelte dei singoli dall’irreggimentazione del sistema giudiziario.
D’altro canto, infatti, cos’altro è stato Mani Pulite se non il più noto esempio di esercizio del potere giudiziario in piena autonomia?
Giustamente in questi giorni ci si è chiesti se sarebbe mai venuta alla luce la condotta criminale e la possibile associazione a delinquere tra agenti di pubblica sicurezza a seguito dell’omicidio del giovane nel boschetto di Rogoredo se si fosse applicato lo scudo penale del decreto sicurezza bis.
Dobbiamo chiederci: avremmo mai potuto avere le inchieste del giudice Guariniello se la magistratura non avesse avuto il proprio ordinamento autonomo dal potere esecutivo e legislativo? Si sarebbe scoperto l’archivio segreto della Fiat con 375.000 persone schedate (1970)? E gli scandali delle tangenti nella sanità (1981 e 2008) sarebbero venuti alla luce? Si sarebbe mai istruito il processo a carico di Cesare Romiti e altri dirigenti Fiat per i controlli sullo stato di salute degli operai in violazione dell’art. 5 della legge 300? Ci sarebbe mai stata una condanna per i 7 morti nel rogo Thyssenkrupp (2007)? E per i 392 morti Eternit-amianto (2009)?
Ebbene: la riforma Nordio avrebbe potuto impedire a un giudice coraggioso di poter procedere secondo le leggi più avanzate nei confronti di quelli che sono i poteri forti.
Ecco cosa sono i pieni poteri!
Ecco perché loro li vogliono conferire al governo e noi NO.
Il 22 e 23 marzo andiamo tutt* a votare.
Se sei in trasferta, in distacco o in missione lontano dalla tua residenza puoi votare dove ti trovi iscrivendoti come rappresentante di lista entro il 15 marzo (usa questo link per compilare il modulo =>https://www.votofuorisede.it/ ).
Se torni nel tuo comune di residenza puoi avere eventuali agevolazioni per coprire l’assenza se previste dal contratto (scrivici a circololavorosi@gmail.com per saperne di più) e riduzioni sulle spese di viaggio (scarica il pdf della circolare 19/2026 del Ministero degli Interni => https://dait.interno.gov.it/documenti/circ-dait-019-servelet-18-02-2026.pdf )
#NoaiPieniPoteri

